L’iniziativa dei cittadini europei in sette passi
11 aprile 2012

Dal 1 aprile, un milione di cittadini di tutta Europa possono chiedere insieme alla Commissione di intervenire su una questione che considerano importante. E’ il cosidetto diritto di iniziativa dei cittadini europei, introdotto dal Trattato di Lisbona, che rappresenta una svolta senza precedenti della democrazia partecipativa.
Il sistema dello European Citizens’ Initiatives (ECI) stabilisce che raccogliendo un milione di firme si possa proporre alla Commissione europea di legiferare su un qualsiasi argomento. A poter lanciare l’iniziativa devono essere comitati di cittadini europei, composti da almeno sette persone residenti in almeno sette Stati membri diversi.
La procedura prevista dal regolamento è piuttosto complessa. Le ‘iniziative popolari’ devono essere preventivamente presentate alla Commissione europea che le valuta e le registra. Sono escluse le materie non di competenza comunitaria e le proposte “manifestamente offensive, frivole o contrarie ai valori dell’Unione Europea”. Inoltre, è necessario che il milione di firme sia raccolto in 12 mesi dal momento della registrazione e in almeno sette diversi paesi. Infine, il minimo di firme valido perché un paese possa essere contato è pari a 750 volte il numero di deputati che lo rappresentano nel Parlamento europeo (e quindi almeno 54.000 nel caso dell’Italia che ha 73 europarlamentari).
La Commissione europea comunque assicura: “non c’é modo per nascondere sotto il tappeto” alcunché visto che ai promotori sarà comunque data visibilità politica. La procedura infatti prevede che entro tre mesi dal raggiunto obiettivo del milione di firme, la Commissione decida se avviare l’iniziativa. E in ogni caso l’esecutivo europeo dovrebbe ricevere “ad appropriato livello” il comitato organizzatore che avrà anche il diritto di essere ascoltato in una udienza pubblica del Parlamento europeo.





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