Children’s voices, bullismo interetnico nelle scuole

Gli assessori provinciali Roberta Tarlao e Adele Pino, hanno presentato i risultati di una ricerca realizzata nell’ambito del progetto Children’s Voices: Exploring Interethnic Violence and Children’s Rights in the School Environment, finanziata dal programma della Commissione Europea Fundamental Rights and Citizenschip.
L’analisi dei fenomeni di violenza e di bullismo nell’ambito scolastico, i sentimenti xenofobi o razzisti e le pratiche discriminatorie è al centro della ricerca che ne esamina anche la diffusione e la sua natura. Il progetto confronta poi la situazione nei paesi coinvolti dalla ricerca, al fine di suggerire delle buone pratiche e di sensibilizzare l’opinione pubblica. La Provincia di Trieste interviene accogliendo l’invito a diffondere il più possibile i dati della ricerca per informare e al tempo stesso sensibilizzare l’opinione pubblica su questo fenomeno più diffuso di quanto si creda. Partner nel progetto sono il Centro per la scienza e la ricerca dell’Università del Litorale di Capodistria (Slove¬nia) (lead partner), il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali (DiSPeS) dell’Uni¬versità degli Studi di Trieste, l’Università europea di Cipro, l’Università South Bank di Londra e la Facoltà di Scienze sociali dell’Università di Vienna.
E’ già uscito il libro Children’s Voices: Interethnic Violence in the School Environment, curato da Zorana Medarić e Mateja Sedmak ed ora è in preparazione il volume che uscirà fra poco in italiano e che raccoglie i contributi dei ricercatori che hanno partecipato al progetto. Il team di ricerca del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali (DiSPeS), diretto da Giovanni Delli Zotti, è composto da Chiara Beccalli, Donatella Greco, Giorgio Porcelli, Ornella Urpis e Chiara Zanetti.
Nell’ambito della ricerca Children’s Voices è stata realizzata un’indagine quantitativa che ha visto il coinvolgimento di sedici scuole in quattro regioni italiane e un’analisi qualitativa (interviste in profondità e focus group). Dalla ricerca è emerso che il razzismo è diffuso nell’ambiente giovanile e che ogni tipo di violenza interetnica viene vissuta negativamente, come un’esperienza che ferisce.
Il bullismo si crea e si alimenta molto spesso sul web, poi si diffonde nei luoghi di aggregazione giovanile e per le strade. La percezione dell’ambiente scolastico è buona. A scuola i comportamenti dei ragazzi si modellano in base alle aspettative istituzionali. La scuola è una istituzione che conserva la sua forza educativa. A scuola i ragazzi si sentono protetti e sentono anche di poter sviluppare la loro personalità. La presenza di molti insegnanti motivati a sviluppare i temi dell’interculturalità e del¬l’inclusione sociale fa sì che nelle scuole vengano svolti molti progetti interculturali che stimolano alla riflessione sulla diversità e portano a una consapevolezza dei diritti degli individui.
Il bullismo è presente nella scuola, ma non ha una natura squisitamente interetnica e non si presenta sempre come reiterazione di atti violenti su una vittima. Molto spesso compare sotto forma di violenza generalizzata in cui entrano in gioco elementi diversi.
Sono invece molto frequenti gli episodi di violenza collegati con l’identità di genere. Il tema della sessualità è molto presente e la violenza può scatenarsi con una certa frequenza in coloro che vedono negli altri un qualche problema rispetto all’affermazione della propria identità di genere.
L’omofobia sembra essere un serio problema ed è molto diffuso nei comportamenti di bullismo. Vista la natura del preconcetto si manifesta anche in modo molto aggressivo.
L’uso della violenza (entro certi limiti) taglia attraverso culture, genere, età, poiché dipende da fattori più profondi, collegati ai tratti della personalità e dell’esperienza di vita.
Rispetto al genere, per esempio, molti ragazzi intervistati fanno notare quanto ormai il fenomeno della violenza sia diventato, in modo quasi indifferenziato, comune a maschi e a femmine, anche se con modalità di azione diverse.
Le ragazze ricorrono maggiormente alla violenza psichica, che viene perpetrata attraverso una gamma molto ampia di umiliazioni e diffamazioni. Sono azioni meno riconoscibili dagli insegnanti e quindi meno sanzionate. Ciò le rende, a volte, più nefaste per i soggetti colpiti poiché la loro impunità ne alimenta la reiterazione.
Quando accadono episodi di violenza fra i giovani, è necessario poterne parlare. Non c’è cosa peggiore che lasciare che la violenza generi violenza e permettere che essa sia vissuta come un’esperienza normale della vita. È necessario entrare nei fatti e comprendere le azioni degli individui implicati.
Sia gli studenti delle scuole primarie che quelli delle secondarie hanno molto apprezzato lo strumento del focus group utilizzato a fini conoscitivi, e hanno trovano un luogo dove potersi esprimersi e confrontarsi con esperti in merito alle loro esperienze, alle loro emozioni, ecc. I giovani hanno un grande bisogno di parlare e di confrontarsi fra loro, guidati da qualcuno che può farli aprire nelle loro emozioni.
Gli insegnanti svolgono un ruolo fondamentale di educatori e molte volte rappresentano un punto di riferimento imprescindibile.
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