La storia di Alberto Zilli, Lo Zuckenberg di Pordenone
Come il fondatore di Facebook, anche il giovane pordenonese Alberto Zilli è partito da zero. A 14 anni ha aperto il suo primo sito internet e oggi ha in mano un piccolo colosso web che dà lavoro a 150 ragazzi. Lo chiamano il “Mark Zukerberg” di Pordenone, ma lui chiarisce che “in America è tutto più facile”.
Nel 2000 sua nonna gli presta 200 mila lire per poter registrare il dominio in Internet. Suo padre era appena mancato e la famiglia non navigava nell’oro. Lancia azpoint.net, un sito che dava i voti ai prodotti informatici e che ebbe subito successo. Alberto però non si fermò qui. Decise di allargare l’attività, ma ancora una volta non aveva i mezzi idonei per farlo. La fortuna gli regala due fratelli maggiori che studiano informatica, Stefano e Samuele e che lo aiutano a concretizzare la sua idea imprenditoriale.
“Se riusciamo a monitorare quante persone portiamo ai siti e quante di queste comprano i loro prodotti, possiamo vendere banner pubblicitari basati sul risultato”, racconta Alberto in un’intervista al settimanale Oggi. Stefano, il più grande, inventa un software, il primo in Italia, in questo senso. Alberto, intanto, si iscrive all’Università di Economia aziendale a Udine. Gli manca ancora un esame. E i fatturato dell’azienda cresce, nel 2008 siamo a un milione di euro. Ma lui non sente di essere ancora partito davvero. E qui arriva la fortuna, l’ingrediente casuale che non può mancare. Incontra Giulio Corno, di 20 anni più grande, imprenditore. Sono complementari. Alberto ha la freschezza, Giulio la solidità, e i siti editoriali. Insieme fondano l’odierna Triboo Media, sede alla Bicocca di Milano. Azienda giovane e colorata. Nel giro di 4 anni schizzano gli introiti: fino a 21 milioni di fatturato. I dipendenti diventano 50. Poi 150, dato odierno. Formano le persone in azienda, dove c’è anche una palestra adiacente alla sala riunioni, le gerarchie sono quasi azzerate. “Le idee migliori mi vengono correndo, sono un runner”, dice Alberto.
Oggi la sua azienda gestisce 2.200 siti. Ed è quotata in Borsa. Ai ragazzi dice: “Non inseguite per forza i sogni dei vostri genitori”. Ma rivela che al padre deve tutto: “Poco prima di andarsene disse: avrai successo quando porterai tante persone sui tuoi siti. Internet è la tv del futuro: più alta è l’audience più pubblicità sarai in grado di vendere”.
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