Novità sulle regole dell’UE in materia di trasparenza salariale
Ti è mai capitato di candidarti per un lavoro e di provare una profonda frustrazione per non sapere quale fosse la retribuzione prevista? Hai mai affrontato diverse fasi di selezione, sostenuto test, preparato documenti e investito molto tempo ed energie, solo per scoprire alla fine che lo stipendio era ben al di sotto delle tue aspettative?
Oppure ti sei reso conto, dopo anni di impegno nello stesso ruolo, che un tuo collega riceveva una busta paga più alta della tua a parità di mansioni? L’Unione Europea ha deciso di cambiare finalmente questa situazione.
Le nuove norme UE sulla trasparenza salariale stanno infatti entrando in vigore in tutti i Paesi membri. Questa svolta aumenterà la trasparenza sulle retribuzioni, rafforzerà l’applicazione del principio di parità salariale tra donne e uomini e migliorerà l’accesso alla giustizia per chiunque sia vittima di discriminazioni economiche.
In concreto, questa rivoluzione introduce obblighi molto precisi per i datori di lavoro.
Le aziende dovranno informare le persone in cerca di impiego sullo stipendio iniziale o sulla fascia retributiva prevista già all’interno dell’annuncio di lavoro o, al più tardi, prima del colloquio. Inoltre, non sarà più permesso chiedere ai candidati informazioni sulla loro storia retributiva passata.
I dipendenti avranno il diritto di richiedere e ottenere informazioni dettagliate sul proprio livello salariale e sui livelli medi – suddivisi per sesso – delle categorie di lavoratori che svolgono lo stesso impiego o mansioni di pari valore. Per le aziende con almeno 100 dipendenti scatterà anche l’obbligo di pubblicare i dati sul divario retributivo tra uomini e donne, con il dovere di effettuare una valutazione formale qualora i report evidenzino un gender pay gap pari o superiore al 5% non giustificato da criteri oggettivi.
Le nuove disposizioni intervengono pesantemente anche per garantire una tutela legale efficace a chi subisce discriminazioni. I lavoratori danneggiati avranno diritto a ricevere un risarcimento completo, mentre si assisterà a un’importante inversione dell’onere della prova: spetterà infatti ai datori di lavoro dimostrare di non aver violato le norme sulla parità, e non viceversa.
I singoli Stati membri dovranno inoltre stabilire sanzioni efficaci e dissuasive per le violazioni, consentendo ai rappresentanti dei lavoratori e agli organismi per la parità di assistere e rappresentare il personale nei procedimenti giudiziari o amministrativi.
Il diritto alla parità retributiva tra donne e uomini per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore è un principio fondante dell’Unione Europea, sancito fin dal Trattato di Roma del 1957. Tuttavia, il divario medio nell’UE si attesta ancora all’11,1%. Proprio per colmare questo divario e promuovere una reale uguaglianza, la Commissione ha proposto la direttiva sulla trasparenza retributiva approvata nel 2023, i cui effetti stanno ora ridisegnando il mercato del lavoro.
Per approfondire il tema, è possibile consultare i canali ufficiali della Commissione Europea per leggere i dettagli dell’accordo politico sulle nuove norme e scoprire tutte le azioni dell’UE a tutela della parità retributiva.
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