Il cinema green in Italia

| 20 Dicembre 2014

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Lo scorso luglio, il regista Francesco Rosi ha ricevuto dalle mani di Elio Pacilio, Presidente di Green Cross Italia, il Blue Drop Award alla carriera, collaterale al Green Drop Award che premia il film più ecologista in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia.
Per l’occasione è stato proiettato il suo film del ’63, Le mani sulla città, “pietra miliare” del cinema ambientalista, a cui negli anni recenti ha fatto seguito una schiera di lungometraggi, corti e documentari, diffusi e premiati in numerose manifestazioni specializzate.

L’industria cinematografica, a sua volta, è un processo produttivo che come tutti i processi di produzione ha impatto sul territorio, in particolare durante la fase di riprese.
Carlo Cresto-Dina (Tempesta Film) ha avuto l’idea di sviluppare un modello di gestione delle risorse energetiche e ambientali, che costituisse una prassi flessibile e quindi adottabile dalle diverse produzioni audiovisive.
Allo sviluppo del progetto di ricerca, affidato alla società Azzero CO2, ha contribuito Edison e dopo un lavoro di circa 14 mesi si è giunti ad un primo protocollo che prevedeva, non solo interventi di compensazione per le emissioni di CO2, ma soprattutto comportamenti volti al risparmio delle risorse.
Il protocollo Edison Green Movie è stato così presentato alFestival di Cannes nel 2012 e adottato per la prima volta dalla produzione Il Capitale Umano di Virzì. Il progetto è andato avanti ed il protocollo, certificato dall’ente ICEA, è diventato il disciplinare Ecomuvi che assegna un punteggio di conformità alle produzioni che lo applicano, unico in Europa e utilizzato per la prima volta dalla produzione internazionale Le Meraviglie (Tempesta Film) di Alice Rohrwacher.

Ma come si fa un film “ecologico”?

Una produzione, una volta messo a punto il piano di lavorazione, interroga l’environmental steward che suggerisce le azioni da intraprendere: dalla scelta della location, alla raccolta differenziata, dai trasporti all’uso di energia.
Alcune delle azioni sono semplici: optare per una mensa da campo con stoviglie biodegradabili, boccioni e borracce piuttosto che bottigliette, car-pooling o biciclette per gli spostamenti; altre azioni richiedono uno sforzo organizzativo maggiore, prevedere ad esempio l’allaccio alla rete elettrica locale anziché trasportare e attivare generatori ad alto consumo.

Le Istituzioni stanno al passo: all’interrogazione parlamentare di Ermete Realacci, Presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera, che chiedeva una sorta di ecobonus da applicare alle produzioni audiovisive, il MiBACT ha risposto con la promessa di istituire un tavolo tecnico congiunto con il Ministero dell’Ambiente, al fine di elaborare le ‘Linee Guida per la produzione di Film Sostenibili’.

Mentre in Italia si muovono i primi importanti passi verso una produzione audiovisiva green, negli Stati Uniti i colossi dell’intrattenimento rendono conto del loro processo produttivo sui propri siti web.
La Warner Bros, ad esempio, fondò nel ’92 il suo Environmental Department e nel 2006 creò il sito dedicato alla corporate responsability, www.wbcitizenship.com, in cui presentava l’approccio aziendale alla gestione generale delle risorse: efficienza energetica, riduzione dei rifiuti ed educazione ambientale.
Nel 2012 la Warner assieme a 20th Century Fox, Paramount, Disney e molti altri produttori, ha supportato il progetto della Green Production Guide: portale gratuito di incrocio tra domanda e offerta di servizi e prodotti eco per le produzioni audiovisive; dal 2013 è disponibile la app gratuita della GPG che permette alle produzioni di trovare fornitori green in tutto il mondo.

Per concludere con un motto inossidabile “l’arte imita la vita e la vita imita l’arte”. Il cinema produce icone, esempi a cui il pubblico guarda e che il pubblico imita.
Abbiamo molto da imparare sull’educazione ambientale come pubblico, ma soprattutto come “attori”, anche questa volta si potrebbe cominciare imitando.

Category: Curiosità

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