Anche in azienda serve un allenatore (PROJECT MANAGER)
Il project manager si occupa della programmazione, dell’avvio e della successiva gestione di tutte le fasi di realizzazione di un progetto. Opera in contesti aziendali dove coordina uomini e mezzi per raggiungere obiettivi di grande rilevanza tecnica ed economica.
Tutti lo vogliono, ma pochi hanno le idee chiare in merito. Il project management è ormai una funzione obbligatoria per le aziende, spinte anche dalle tecnologie informatiche a dedicare specifiche risorse umane alla gestione dei progetti. Per gestire qualsiasi lavoro come progetto è necessario rivedere l’organizzazione e ottimizzare l’impiego delle risorse per rispondere adeguatamente alla concorrenza. La gestione dei progetti, una volta ritenuta soltanto utile, oggi è indispensabile. Con l’obiettivo, appunto, di gestire e controllare le attività in modo tale da conseguire gli obiettivi di performance, nel rispetto delle scadenze e dei limiti di costo stabiliti dalla committenza.
CHI E’
Il project manager è un ruolo temporaneo che assume un professionista nel coordinare l’esecuzione di un lavoro e la realizzazione di un prodotto o un servizio nei tempi, nel budget e nel rispetto dei criteri di qualità definiti all’inizio del progetto. Da ciò si evince che il project manager assume una grossa responsabilità nei confronti di chi ha commissionato il lavoro, del team di progetto e di tutti coloro che in un modo o nell’altro possono essere impattati dal progetto stesso. Il suo ruolo, un tempo prettamente tecnico, oggi è diventato prevalentemente di comunicazione.
Un bravo project manager impiega oltre l’80% del suo tempo a comunicare nelle varie forme: relazioni scritte, colloqui interpersonali, riunioni formali, segnalazioni di problemi, assegnazioni di compiti, verifica di risultati, comunicazioni di cortesia, promozione del lavoro del team, sviluppo del team, supporto al personale. La sua principale dote è saper ascoltare. Al project manager che sa ascoltare non sfugge mai di mano la situazione. Mentre coloro che parlano troppo dovrebbero verificare quanto effettivamente vengono ascoltati.
COSA FA
Il suo compito è definire il lavoro necessario per raggiungere gli obiettivi di progetto, pianificarlo, assegnarlo alle risorse ottenute e controllarne i risultati. Egli deve avvalersi del lavoro del team di progetto, del supporto diretto del committente per gestire i problemi, le richieste di modifiche in corso d’opera, i rischi che intravede nel corso del progetto ed il livello di qualità del prodotto. Ecco che con il lavoro per funzioni verticali ogni reparto svolge le sue attività con le proprie maestranze ed in maniera indipendente, con l’approccio per progetti, il project manager è autorizzato a muoversi orizzontalmente nella struttura aziendale utilizzando professionalità e strumenti di qualsiasi reparto, per raggiungere bene e presto i suoi obiettivi di progetto.
In pratica il project manager, pur avendo un’autorità temporanea e limitata, agisce come una piccola azienda nell’azienda, dove il suo core business è il raggiungimento del fine del progetto.
Ovviamente questa visione, in alcuni ambienti, viene ostacolata perché una simile organizzazione richiede molta flessibilità nella gestione delle risorse ed un adeguato livello di delega al project manager.
COMPETENZE
Questa figura professionale è esperta di project management, problem solving, budgeting e marketing. A queste competenze in ambito gestionale vanno aggiunte specifiche conoscenze tecniche relative ai linguaggi di programmazione e agli ambienti di sviluppo integrati.
Osservando le offerte di lavoro, i requisiti che vengono spesso richiesti sono: diploma o laurea in discipline scientifiche o aziendali; esperienza pluriennale in progetti di System Integration, dove è stata gestita sia la parte di design tecnologico che di management del progetto; buone doti di comunicazione e di uso scritto della lingua italiana; disponibilità a viaggiare in Italia ed all’estero; buona conoscenza della lingua inglese; buona autonomia decisionale e spirito di iniziativa all’interno di gruppi di lavoro e verso il cliente; conoscenza delle problematiche di simulazione e ottimizzazione di processi industriali; conoscenza di uno strumento di pianificazione progetti (preferibile Microsoft Project), dell’architettura Windows NT/2000/XP e/o Linux e degli strumenti di sviluppo Microsoft Visual Studio.
SITUAZIONE DI LAVORO
Il project manager ricopre una posizione rilevante, dovendo coordinare un intero gruppo di lavoro. Questa figura gode di buoni margini di autonomia, potendo definire le modalità di realizzazione dei progetti in maniera libera, anche se in linea con le strategie dell’azienda e d’accordo con il direttore di progetto, se presente nella struttura. I livelli di responsabilità del project manager sono generalmente medio-alti, soprattutto considerando le operazioni di gestione e controllo di costi, tempi di realizzazione e qualità del prodotto finale.
La necessità di operare nel rispetto delle scadenze espone il project manager a dei ritmi che possono essere particolarmente intensi, dilatando considerevolmente la durata delle sue giornate lavorative. Ne deriva quindi che una delle prerogative di un project manager sarà indubbiamente la capacità di gestire prolungati periodi di stress.
Il project manager è sempre in contatto con le varie figure tecniche che compongono il suo gruppo di lavoro, in particolar modo con l’analista software e i programmatori. Nella realizzazione di progetti di particolare rilievo si coordina con il project leader e con il key account, che cura i rapporti con i grandi clienti. La retribuzione media annua lorda per questa figura può oscillare fra i 35 e i 53 mila euro, ai quali potranno aggiungersi eventuali benefit, come il cellulare, il pc portatile e così via.
TENDENZE OCCUPAZIONALI
Le più recenti strategie aziendali, sempre più orientate ad un’organizzazione del lavoro in termini di “gestione per progetti ed obiettivi”, fanno del project manager una figura cardine di ogni impresa. Egli diventa così il referente aziendale che acquista un’importanza strategica sempre maggiore per gestire e superare la frammentazione dei processi di lavoro, derivante dalla progressiva specializzazione delle diverse realtà produttive. Questa situazione generale fa sì che le sue attuali opportunità occupazionali siano buone e tenderanno a crescere nei prossimo futuro, soprattutto per le donne, che recentemente hanno visto aumentata la loro presenza in questa posizione.
L’INTERVISTA
Giovanni Grandesso, project manager dalla lunga esperienza, traccia un profilo della professione
Quando ha cominciato il lavoro di project manager?
Più di 20 anni fa, quasi per caso, in tempi in cui l’informatica era notevolmente diversa da quella di oggi e in un contesto in cui si ragionava più sulle necessità contingenti che su progetti veri e propri. Erano gli anni ’80, ed il lavoro era sicuramente dominio di pochissimi consulenti super pagati. Di certo, all’epoca, molte mansioni aziendali venivano ancora svolte a mano e si navigava un po’ a vista cercando di mettere in ordine le priorità e prevedere le necessità con riunioni ed incontri con i dipendenti.
Qual è stato il suo percorso professionale?
Dopo il diploma di perito elettrotecnico e la specializzazione in elettronica industriale (percorsi di studio specifici per l’informatica non ne esistevano), affronto un esperienza di 6 anni in un’azienda pubblica di telecomunicazioni. Dopo le dimissioni volontarie ho iniziato ad occuparmi di gestione di sistemi informativi, pianificazione delle risorse e sviluppo di soluzioni corporate ad hoc in ambito enterprise. Il primo impatto è stato con la conversione di un sistema informativo in una grande azienda manifatturiera del Nord-est. Un cambio totale di metodologie di lavoro, di hardware, software e di procedure che ha richiesto più di un anno di impegno a tempo pieno. Inizialmente affiancato da consulenti anziani, ho sentito da subito la necessità di cercare dei percorsi formativi specifici. Successivamente, con il passaparola, sono stato “suggerito” in altre realtà produttive, prevalentemente concentrate nel Veneto. Oggi i miei interessi si concentrano più sull’aspetto tecnico-giuridico attinente la gestione dei progetti di informatizzazione.
Quali i vantaggi e gli svantaggi della professione?
Nei vantaggi vorrei segnalare una grande soddisfazione personale nel creare flussi informativi “che funzionano”, pianificati nei dettagli, curati nei particolari, grandi progetti che realmente portano vantaggi concreti. Fra gli svantaggi forse la presenza di una eccessiva improvvisazione da parte di chi, deluso da precedenti esperienze in ambito commerciale, si butta a fare il consulente a 360 gradi.
Qual è il futuro sul mercato del lavoro per questa figura professionale?
E’ un tipo di figura professionale che a volte viene cancellata dai budget in periodi di crisi delle aziende, pur essendo indubbia la necessità di tale figura nelle aziende competitive che intendono affrontare la sfida delle innovazioni tecnologiche.
Che consigli darebbe ad un giovane che vuole avvicinarsi a questo tipo di lavoro?
Non smettere mai di studiare ed aggiornarsi professionalmente, trovare un settore di specializzazione e cercare in qualche modo di affiancarsi ad un mentore disponibile a dare il buon esempio e trasferire le proprie conoscenze. Ovvia la disponibilità ad un periodo di tirocinio di 4 o 5 anni nei quali cercare di distinguersi per impegno, disponibilità e creatività.
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