“Sarà nell’interesse di tutti noi garantire che una futura relazione si dimostri costruttiva e reciprocamente vantaggiosa. Nessuno beneficerà di un periodo prolungato di limbo politico”, ha dichiarato il ministro olandese Jeanine Hennis-Plasschaert, in rappresentanza della Presidenza di turno dell’UE. “In contemporanea, dobbiamo garantire al Regno Unito il tempo necessario per recuperare e per prendere le necessarie decisioni”. Ora, una parte della sfida europea consiste nel convincere i cittadini che l’unità resta la scelta migliore. “Il fatto che la frammentazione non sia più impensabile, dovrebbe preoccupare tutti a fondo”, ha concluso.
“Dobbiamo rispettare la volontà del popolo britannico”, ha detto il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, e “ci devono essere conseguenze”. Ha, quindi, chiesto al governo britannico di “chiarire” la situazione nel più breve tempo possibile, per evitare l’incertezza. “Nessuna notifica, nessuna trattativa”, ha dichiarato, chiarendo che non ci saranno colloqui segreti o informali con Londra. Rivolgendosi al leader dell’UKIP, Nigel Farage, ha dichiarato “si è battuto per l’uscita, i britannici hanno votato in favore dell’uscita, quindi cosa ci fa lei qui?”.
Il leader del gruppo PPE, Manfred Weber (DE), ha inviato un messaggio ai giovani britannici, oltre il 73% dei quali ha votato ‘remain‘: “Noi non vi lasciamo da soli”. Ha quindi ribadito che i populisti hanno vinto il referendum e ha definito Nigel Farage un bugiardo, a causa delle sue presunte false affermazioni durante la campagna. “Ci aspettiamo ora una notifica dell’articolo 50 e trattative di uscita rapide e eque”. “I tempi della pacificazione sono terminati”, ha concluso Weber, chiedendo che i politici ora smettano di “colpire di Bruxelles” e si assumano la responsabilità.
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