Il paradosso dell’Unione che divide i cittadini

| 31 Maggio 2013 | 9 Comments

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Necessarie, ma non sufficienti. Le regole non bastano per costruire un’unione come quella europea: occorrono teste e gambe per farla pensare e camminare. Gli episodi delle tessere sanitarie rifiutate in Spagna e dell’assistenza concessa ai soli cittadini in Gran Bretagna segnalano che al progetto manca qualcosa: i cittadini. Così Riccardo Sorrentino su Il Sole 24 Ore.

(articolo integrale)
Necessarie, ma non sufficienti. Le regole non bastano per costruire un’unione come quella europea: occorrono teste e gambe per farla pensare e camminare. Gli episodi delle tessere sanitarie rifiutate in Spagna e dell’assistenza concessa ai soli cittadini in Gran Bretagna segnalano che al progetto manca qualcosa: i cittadini.

Non c’è ingegneria istituzionale che tenga. Non ci può essere Unione europea, e meno ancora monetaria, quando le persone non possono facilmente spostarsi da un paese all’altro e conservare i diritti sanitari, previdenziali e sociali. In Europa è stata realizzata – secondo un processo tipico ma fallimentare, e riproposto a tutto il mondo – la libera circolazione più delle merci e della finanza che dei servizi e delle persone. Sono nati gravi squilibri: in alcuni settori prezzi, salari, profitti sono stati compressi da una pressione altissima; mentre in altri, compresi quelli legati al “welfare”, sono rimasti alti, protetti e spesso coccolati da licenze professionali e brevetti La circolazione delle persone, a parte alcune categorie “alte” e molto innovative, si è limitata ai lavoratori con maggiori bisogni ma minori competenze e minori capacità di reddito e di contribuzione fiscale; e a volte anche con un minor desiderio di integrazione. L’assenza di una lingua comune ha reso i problemi più violenti…

Gli squilibri sono diventati tragici con la crisi finanziaria, che, in assenza di contrappesi, ha riproposto gli “egoismi nazionali” dei governi. Le banche sono state spinte a dedicarsi alle economie domestiche, nell’area euro la politica monetaria si è così trovata di fronte a 17 mercati differenti, e i vincoli finanziari, che travolgono il welfare, mettono sotto stress anche i diritti degli “stranieri”. È un errore. L’Unione è ormai più di un mercato: è un progetto geopolitico che sarebbe sbagliato fermare. Quanto male e quanti danni porterebbe per esempio il mancato allargamento all’area balcanica? Quanto ha inciso, per le popolazioni di quei paesi, spesso in guerra tra loro, avere una prospettiva “europea”, tale da rendere irrazionale la cieca violenza che le aveva travolte? Si può davvero pensare di tener fuori dalla storia europea Ankara, con le sue ambizioni sull’area asiatica turcofona?

Le tante crepe che sono emerse mostrano però che un progetto anche meno ampio di questo non può sopravvivere se realizzato per compartimenti stagni, un po’ burocratici, spesso coincidenti con il mondo di alcune élites. Ignorando i cittadini, le loro teste e le loro gambe.

Articolo de Il Sole 24 Ore in.pdf

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Category: Novità dall'UE

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