Lavori internazionali
Lavorare per l’Unione Europea o per l’ONU è il sogno di tante persone. Contesto multilingue e multiculturale, viaggi intorno al mondo, mansioni per un mondo migliore, ottimo stipendio e pensione rassicurante: sono alcuni dei motivi che costituiscono il fascino del lavoro internazionale.
Ottimi voti e lingue perfette non bastano per riuscire a lavorare nelle grandi organizzazioni internazionali: possono servire al laureato per superare il concorso generale ed entrare in graduatoria, ma l’offerta di lavoro non è garantita, perchè le organizzazioni internazionali devono rispettare anche il principio di rappresentanza di ogni singolo stato membro, le nazionalità cioè poco presenti o completamente assenti hanno una corsia preferenziale.
Se poi prendiamo in considerazione il numero estremamente residuo di posti disponibili emerge chiaramente che un lavoro “internazionale” presso un’istituzione è assai improbabile.
Il discorso cambia leggermente se parliamo di un’assunzione a tempo come esperto senior perché qui tutto dipende dall’esperienza acquisita e dal fatto che, invece di migliaia di concorrenti nel caso del concorso generale, parliamo soltanto di un centinaio.
Quando abbiamo preso di mira un lavoro “internazionale”, dobbiamo allargare la visuale in termini organizzativi per non vivere quasi esclusivamente di speranza. Non ci sono solo le istituzioni “famose” che richiedono la nostra attenzione nella ricerca del lavoro. Ci sono migliaia di enti ed organizzazioni “sconosciuti” ma validi da interpellare.
A partire delle organizzazioni non governative presenti al livello globale. Se pensiamo all’ambiente ci viene in mente subito Greenpeace e WWF, ma non quelli che si occupano solo della riforestazione della foresta pluviale oppure della promozione delle fonti rinnovabili. Quanto ai diritti umani il pensiero ad Amnesty Internazionale è automatico, ma chi ha in mente le organizzazioni che si occupano delle etnie sottomesse in Africa? Un numero incalcolabile di enti non profit si dedica alla rappresentanza degli interessi dei produttori di scarpe, generi alimentari, imballaggi, servizi alla persona, agriturismo, hard e software, ecc.
Sono enti ed organizzazioni “ombrello” che hanno associati in molti paesi e che lavorano per raggiungere gli obiettivi previsti dal proprio statuto: meno inquinamento, più diritti umani, meno scarpe cinesi, liberalizzazione per ogm, meno tasse sugli imballaggi, standard internazionale di software ed altro.
Hanno bisogno degli stessi profili professionali delle istituzioni internazionali: per esempio laureati in economia, scienze politiche, ingegneria, giurisprudenza ed informatica, segretarie bilingue e ragionieri. La differenza sta nel fatto che anche il giovane professionista deve aver fatto delle esperienze all’estero. Se nel curriculum non sono presenti periodi di formazione oltre confine, tipo Erasmus o Leonardo, un ente che sceglie tramite colloquio non invita. Tra le candidature ricevute ci sono sempre molti che hanno fatto lo stage presso un’istituzione internazionale oppure in una multinazionale. Oppure che hanno frequentato una università straniera durante un periodo Erasmus o addirittura che si sono laureati all’estero.
Un’altra differenza fondamentale riguarda la “missione” dell’organizzazione. Chi sa di diritti umani solo a livello teorico, senza aver fatto l’attivista nel Paese d’origine, non è credibile in relazione ai valori da condividere. Chi ha scritto la tesi sui diritti dei lavoratori ha problemi di legittimazione con una candidatura presso la Confindustria europea. Prima di entrare è accettata in molti casi una posizione neutra ma mai una chiaramente contraria.



