Lavoro: giovani che non studiano ne’ lavorano costano 2% pil

La generazione Neet (Not in education, eployment or training), cioe’ i giovani che non studiano ne’ lavorano ne’ si preparano a farlo, ha un costo pari all’1,2% del pil Ue e al 2,06% di quello italiano (con una perdita di 32,6 miliardi di euro, il piu’ alto in termini assoluti tra i paesi europei), secondo un’indagine di Eurofound, la fondazione dell’Unione Europea specializzata nella consulenza sui temi del lavoro e delle condizioni di vita. I Neet in Italia sono circa 2 milioni tra i 15 e i 29 anni. Questo dato aumenta fino a 3,2 milioni se si calcola anche la fascia fino ai 34 anni.
Secondo i dati Eurostat, nel 2011 in Europa 7,5 milioni di giovani di eta’ compresa tra 15 e 24 anni e altri 6,5 milioni di giovani tra i 25 e i 29 anni erano esclusi dal mondo del lavoro e dell’istruzione. Cio’ corrisponde – si legge nel rapporto di Eurofound – a un incremento significativo nel tasso dei Neet: nel 2008 questa cifra si attestava all’11% dei giovani di età compresa tra 15 e 24 anni e al 17% di quelli tra i 25 e i 29 anni, mentre nel 2011 era salita rispettivamente a quota 13% e 20%. Esistono notevoli differenze tra gli Stati membri – osserva lo studio – con tassi che oscillano da valori inferiori al 7% (in Lussemburgo e in Olanda) a valori superiori al 17% (in Bulgaria, Irlanda, Italia e Spagna).
Nel 2011 la perdita economica dovuta al distacco dei giovani dal mercato del lavoro ammontava, secondo una stima conservativa, a 153 miliardi di euro ovvero all’1,2% del Pil europeo. Esistono notevoli differenze tra gli Stati membri, ma sono soprattutto alcuni paesi a pagare lo scotto piu’ alto, con percentuali pari o superiori al 2% del loro Pil: Bulgaria, Cipro, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Polonia e Ungheria.
”Le conseguenze di una generazione perduta non sono solo economiche, ma anche sociali – si legge nello studio – Si rischia che tanti giovani rinuncino alla partecipazione democratica nella societa”’.
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