Neet Generation, 2 milioni in Italia
“Not in Employment, Education and Training”: non studiano, non lavorano e non si formano, è la neet generation. Uno studio del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali.
Hanno tra i 15 e i 29 anni e rappresentano il 21% dei loro coetanei in italia, “sono i giovani che sono stati espulsi dai percorsi formativi e contemporaneamente si trovano nella condizione di persone prive di occupazione”. Così li presenta il documento a loro dedicato di Italia Lavoro, società totalmente partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che opera, per legge, come ente strumentale del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.
Quello che potrebbe essere definito come tasso di giovani NEET, acquista un peso diverso in alcune zone del Paese. In particolare il Mezzogiorno fa registrare un valore pari a circa 30 punti percentuali, fino a toccare il 33,3% nel caso delle femmine e il 27,4% nel caso dei maschi. Tali valori risultano il doppio o più del doppio dei tassi delle altre ripartizioni territoriali. Il tasso di giovani NEET, ad esempio, nel Nord Est è pari al 13,2%, nel Nord Ovest al 15,4% e al Centro al
16,1%.
Esiste tuttavia una sottesa tendenza che trasversalmente accomuna realtà appartenenti a ripartizioni diverse.
Seppur appare evidente la natura profondamente “duale” del mercato del lavoro italiano, caratterizzato da profonde differenze territoriali, alcune province del Centro – Nord presentano un tasso di giovani NEET rilevante, anche se attestantesi su valori decisamente inferiori rispetto all’insieme delle province meridionali. Ad esempio, è possibile rilevare un gruppo di territori, con percentuali superiori ai 18 punti, che si collocano a ridosso dei mercati del lavoro più critici. Si tratta di realtà quali: Frosinone, Massa-Carrara, Rieti, Livorno, Chieti, Imperia, Gorizia, Terni, Latina, Ascoli Piceno.
Nel 2009 l’Istat contava circa 2 milioni di giovani tra i 25 e i 29 anni che non studiavano, non lavoravano e non si formavano. Mancano dati più recenti, ma è facile immaginare che il dato non deve esser calato di molto.
Lo studio di Italia Lavoro



