Tre normative, una sola direzione: la sostenibilità in Europa non rallenta
Tra il 1° luglio e il 21 novembre 2026 entrano in vigore tre normative europee che, a prima vista, sembrano riguardare mondi distanti tra loro: l’e-commerce extra-UE, il settore moda, l’export dei rifiuti plastici. Lette insieme raccontano però una storia coerente. Mentre il dibattito pubblico si concentra sulla “semplificazione normativa” e sulla riduzione degli oneri di rendicontazione per le imprese, le regole che riguardano l’uso delle risorse e la gestione dei rifiuti continuano a stringersi. Per chi ha già scelto la strada della sostenibilità, è una conferma. Per chi è ancora in attesa, è il segnale che il tempo per restare a guardare si sta esaurendo.
1° luglio 2026 — il dazio che chiude l’era dei pacchi extra-UE esentasse
Dal 1° luglio 2026 scompare un’esenzione che durava da decenni: i pacchi provenienti da paesi extra-UE con un valore intrinseco fino a 150 euro non saranno più liberi da dazi doganali. In base al Regolamento (UE) 2026/382 del Consiglio, adottato l’11 febbraio 2026, su queste spedizioni si applicherà un dazio forfettario temporaneo di 3 euro per articolo, calcolato sulla base della classificazione tariffaria del prodotto. La misura resterà in vigore fino al 1° luglio 2028, quando dovrebbe entrare in funzione l’EU Customs Data Hub, l’infrastruttura digitale che permetterà di calcolare i dazi ordinari su ogni singola transazione di e-commerce.
19 luglio 2026 — stop alla distruzione di abbigliamento invenduto
Dal 19 luglio 2026 le grandi imprese che operano nell’UE non potranno più distruggere capi di abbigliamento, accessori e calzature invenduti. Il divieto, introdotto dal Regolamento sull’Ecodesign per prodotti sostenibili (ESPR, Regolamento UE 2024/1781, in vigore dal 18 luglio 2024), è stato completato il 9 febbraio 2026 con un Atto delegato che definisce le deroghe consentite e un Atto di esecuzione che fissa il formato standardizzato per la rendicontazione. Sono considerate grandi imprese quelle che superano almeno due dei tre seguenti parametri: più di 250 dipendenti, oltre 50 milioni di euro di fatturato annuo, oltre 25 milioni di euro di attivo totale. Per le medie imprese (50-249 dipendenti, fatturato fino a 50 milioni) lo stesso divieto entrerà in vigore il 19 luglio 2030; le micro e piccole imprese restano escluse.
21 novembre 2026 — il divieto di esportare rifiuti plastici fuori dall’OCSE
Dal 21 novembre 2026 l’Unione Europea vieterà l’esportazione di rifiuti plastici verso i paesi non appartenenti all’OCSE. Il divieto, previsto dal nuovo Regolamento sulle spedizioni di rifiuti (Regolamento UE 2024/1157, in vigore da maggio 2024), resterà in vigore per almeno due anni e mezzo, fino al 21 maggio 2029. Nel frattempo, dal 21 maggio 2026 è già applicabile la procedura di notifica e consenso preliminare anche per i rifiuti plastici puliti destinati al riciclo (codice Basilea B3011), che fino a quel momento potevano circolare con controlli più leggeri. Dopo il 2029, i paesi extra-OCSE che vorranno continuare a importare plastica dall’UE dovranno presentare una richiesta formale alla Commissione e dimostrare di possedere le infrastrutture per gestirla in modo ambientalmente corretto: un meccanismo di verifica che inverte l’onere della prova, finora quasi sempre a carico di chi denunciava le pratiche scorrette nei paesi di destinazione.
Il filo che lega le tre misure
Un dazio doganale, un regolamento di prodotto, una norma sui rifiuti: strumenti giuridici diversi, adottati in momenti diversi, con obiettivi dichiarati diversi. Eppure la logica di fondo è identica. In tutti e tre i casi, l’Unione Europea sta rendendo visibile e interno qualcosa che fino a ieri restava esternalizzato e nascosto: il costo ambientale del consumo usa e getta a basso prezzo, lo spreco nascosto dietro la sovrapproduzione tessile, il fardello ambientale dei rifiuti spediti fuori dai confini europei. È questo il punto spesso trascurato nel racconto pubblico della “deregolamentazione”: la semplificazione in corso a Bruxelles riguarda soprattutto gli oneri di rendicontazione, penso ai pacchetti Omnibus che hanno ridotto il perimetro di CSRD e CSDDD, non l’impianto sostanziale degli obblighi ambientali legati all’economia circolare. Le scadenze regolatorie continuano ad arrivare, e ad arrivare più stringenti, indipendentemente dal clima politico del momento.
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